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Big Sky Anteprima dei primi due episodi del nuovo thriller Star

Una landa brulla, desolata e inquietante nel mezzo del Montana, due teenagers che intraprendono da sole un lungo viaggio in auto, e un poliziotto corrotto. Gli elementi per creare un thriller interessante e avvincente sembrano esserci tutti, eppure in Big Sky, una delle serie in uscita il 23 febbraio su Disney+, qualcosa non ha funzionato. Lo show farà parte delle proposte di Star, la nuova sezione della piattaforma streaming creata con l’obiettivo di intrattenere un pubblico più adulto e ampliare il catalogo per offrire una maggiore varietà di prodotti. La prima stagione sarà composta da nove episodi che usciranno con cadenza settimanale, noi abbiamo avuto l’opportunità di vedere i primi due in anteprima e di seguito cercheremo di farne una recensione senza spoiler.

Un giallo che si risolve da solo

Big Sky è una serie di genere poliziesco ispirata al romanzo The Highway di C.J. Box e sembra essere quindi perfetta per il target di Star, ma sin dal primo episodio i problemi sono evidenti e impossibili da sorvolare. La trama è quella di un generico thriller visto e rivisto infinite volte: gli investigatori privati Cassie Dewell (Kylie Bunbury) e Cody Hoyt (Ryan Phillippe) si uniscono all’ex moglie di quest’ultimo nonché ex poliziotta Jenny Hoyt (Katheryn Winnick) per cercare due sorelle che sono scomparse. Se fosse stato sviluppato in maniera originale e lineare, l’intreccio avrebbe potuto funzionare, ma l’opera viene riempita di cliché e stereotipi che rendono praticamente tutti i personaggi insopportabili.

I tre protagonisti si trovano infatti nel mezzo di un banale triangolo amoroso e le due donne arrivano addirittura a picchiarsi in una scena imbarazzante all’interno di un bar; i loro problemi di cuore sembrano essere più importanti della scomparsa delle due ragazze e l’indagine rimane in secondo piano, come se fosse solo un pretesto per mandare avanti la storia. Purtroppo, nemmeno gli altri personaggi si salvano. Il camionista Ronald Pergman (Brian Geraghty) viene presentato come un uomo adulto disadattato con evidenti carenze nel profilo sociale e affettivo e una relazione a dir poco ambigua con la madre; dall’altra parte troviamo l’agente Rick Legarski (John Carroll Lynch), il quale sembra essere un cittadino tranquillo e amante della sua piccola comunità con un matrimonio appassito alle spalle, anche se capiamo fin da subito che qualcosa si nasconde sotto il suo aspetto cordiale e forzatamente simpatico.

“La costruzione degli eventi presenta delle problematiche che rendono i primi episodi un’accozzaglia di informazioni che vengono trasmesse continuamente e senza senso.”

Nonostante il cast sia composto da volti noti, Lynch è forse l’unico che offre una performance degna di nota e che conferisce spessore e profondità al personaggio, donandogli la giusta dose di inquietudine e ambiguità. È un peccato che attori con grandi potenzialità come Katheryn Winnick vengano sminuiti e si ritrovino a interpretare degli stereotipi generici, come quello della madre single vedova o della donna pettegola di mezza età; la peggior sorte è toccata però alle due ragazze che vengono rapite, le quali rappresentano le tipiche sorelle adolescenti americane di cui una è bella e stupida e l’altra sfigata ed intelligente.

Oltre ai personaggi, anche la costruzione degli eventi presenta delle problematiche che rendono i due episodi un’accozzaglia di informazioni che vengono trasmesse continuamente e senza senso. Nei primi dieci minuti di visione veniamo già a conoscenza di tutti i protagonisti e della loro storia passata senza avere il tempo di elaborare quanto è stato mostrato; ci viene presentato subito il colpevole della vicenda, il motivo per cui lo fa e il modo, senza un minimo di suspense e di tempo per formare un’ ipotesi personale. Anche gli investigatori sembrano venire a capo di tutto in una notte senza aver bisogno delle forze dell’ordine vere e proprie, che si rifiutano infatti di chiamare come se volessero dimostrare a sé stessi di non essere falliti come appaiono. In qualsiasi altro show questi dati sarebbero stati forniti in una stagione, non in due puntate, e questo rende Big Sky un prodotto non in linea con quanto siamo soliti a guardare – e non in maniera piacevole, purtroppo.

Le nostre conclusioni

Nonostante gli episodi introduttivi della serie siano alquanto sottotono, ho della speranza che Big Sky possa migliorare e rivelarsi un prodotto perlomeno sufficiente. David E. Kelley è un regista competente e negli anni ha creato opere di successo come Big Little Lies, Chicago Hope e The Undoing, e sarebbe quindi insolito produrre un progetto completamente fallimentare. Per sapere come si evolverà la vicenda non ci resta che attendere l’uscita delle prossime puntate su Disney+, e se questa recensione vi ha interessato vi invito a seguirci sui nostri social e su Monkyebit per non perdere le successive.

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