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Baby

Baby Recensione della terza ed ultima stagione

Tra il 2013 e il 2014 uno scandalo ha sconvolto l’opinione pubblica italiana: un’inchiesta ha messo in luce un giro di “baby” squillo nel quartiere di Parioli, a Roma. Nella gogna mediatica finirono al centro, in particolare, due ragazze, che scoperchiarono direttamente un vaso di Pandora orribile, portando all’arresto di più di 60 clienti. Un caso davvero drammatico, che ha portato all’attenzione di tutti, tantissime tematiche sociali, andando a toccare, soprattutto, due punti cardine della società odierna: il vuoto generazionale e la responsabilità genitoriale nei confronti dei propri figli. Perché arrivare a tanto? È solo una questione economica o bisogna cercare alle radici il problema, analizzando contestualmente disillusione e apatia, educazione o anche assenteismo familiare? Difficile rispondere ad una domanda così tanto articolata e pregna di significati, specialmente quando si tira in ballo filosofia, etica, politica e antropologia.

Nonostante sia stato detto tutto, il nostro paese ha deciso di lanciare un segnale forte, proponendo a Netflix un progetto tutto italiano, che partendo dal casus belli della Capitale, ha intelaiato una storia originale, tra realtà e finzione. Così è nata Baby, serie televisiva nostrana arrivata sugli schermi, con la prima stagione, alla fine del 2018, ad opera di Grams, un collettivo di giovani autori composto da Giacomo Mazzariol, Romulo Emmanuel Salvador, Antonio Le Fosse, Marco Raspanti ed Eleonora Trucchi. Affiancati dalla regia di Andrea De Sica e Anna Negri e dalla guida narrativa di Isabella Guilar, il gruppo ha portato in scena un prodotto molto apprezzato dal pubblico della penisola e non solo (un po’ meno dalla critica). Al centro della trama due giovani studentesse del fittizio liceo privato Carlo Collodi, Chiara (Benedetta Porcaroli) e Ludovica (Alice Pagani), che dietro le apparenze, nascondono una vita segreta, nei loschi giri della prostituzione.

Ebbene, dopo il primo anno di messa in onda, lo show ha subito una crescita qualitativa nel 2018, forte di atmosfere più adult e drammatiche, che hanno portato ad un evoluzione del titolo. Siamo dunque, arrivati, quest’anno, alla terza stagione di Baby (qui trovate il trailer ufficiale), che chiude definitivamente le complicate e dolorose vicissitudini delle adolescenti, giungendo ad un epilogo definitivo. Grazie a Netflix, abbiamo visto in anteprima tutti e 6 gli episodi dello show, che sono disponibili da oggi sulla piattaforma streaming, e senza ingannare ulteriormente il tempo, ci accingiamo a rivelarvi le nostre impressioni in merito.

La resa dei conti

Avevamo lasciato i nostri personaggi in balia di un vero e proprio uragano: la coppia di protagoniste, in particolare, aveva raggiunto un punto di non ritorno, trovandosi di fronte ad ostacoli insormontabili. Tutto lascia presagire una condizione di estrema precarietà sia per le eroine della storia che anche per ognuno dei differenti comprimari. Finalmente si fa tutto in modo molto più serio, e se la prima stagione forniva un’introduzione generale al problema e la seconda aveva al centro lo sviluppo e l’evoluzione del “passatempo” di Chiara e Ludovica, con le puntate conclusive si arriva ad una situazione insostenibile, dove la responsabilità e le conseguenze dei fatti accaduti precedentemente, portano brutalmente alla realtà l’intera scuola che fa da background alle vicende.

Sarebbe infatti sbagliato pensare che le uniche vittime (e colpevoli) della storia siano le “baby” squillo: certo, loro sono le dirette interessate e l’audience vede tutto dal loro punto di vista, ma è importante anche sottolineare l’importanza anche di chi agisce nelle retrovie. I genitori di questi ragazzi e ragazze, ad esempio, che si deresponsabilizzano continuamente, non rendendosi conto delle derive caotiche ed estreme dei figli; gli altri compagni di classe delle giovani, dal sorriso sornione e irriverente di chi affronta la viva con estrema leggerezza e superficialità fino a passare anche agli stessi clienti, padroni di un gioco malato e malsano, ma vittime anche loro dei gli stessi istinti, repressi nella maniera più becera e immorale che ci sia.

Baby

Questa parabola distruttiva è raccontata in Baby con maturità e realismo: scordatevi le scanzonate ragazzate e le leggerezze della prima stagione, perché tutto assume contorni e toni decisamente più catastrofici e drammatici. Gli arresti, il tribunale, le fughe, il passaggio all’età adulta: i vari personaggi subiscono in prima persona degli stravolgimenti anche molto radicali, che li trasformano completamente, costringendoli a crescere anche più del dovuto in un lasso di tempo breve.

“L’atmosfera e le tematiche della realizzazione si fanno carico di messaggi e contenuti mai così adulti e intensi.”

Un passo avanti… e uno indietro

Si avverte, infatti, una crescita notevole delle figure della storia, che nelle puntate finali, raggiungono un punto di maturazione in alcuni casi inaspettato. E questo è chiaramente merito non solo della caratterizzazione degli stessi, ma anche degli interpreti coinvolti, in particolare le due attrici protagoniste, Benedetta Porcaroli e Alice Pagani, sono migliorate moltissimo a livello di performance, dimostrando di aver fatto tesoro del percorso televisivo intrapreso 2 anni or sono.

Le giovani sono inoltre accompagnate da un gruppo di comprimari (anch’essi molto efficaci sulla scena) e volti noti del cinema e della televisione italiana (già in parte presenti nelle stagioni precedenti) che supportano degnamente la terza stagione di Baby, rappresentando un fiore all’occhiello da non sottovalutare. Parliamo in particolar modo di Claudia Pandolfi, Max Tortora, Isabella Ferrari, Tommaso Ragno e Massimo Poggio, che incarnano non solo una generazione artistica, ma anche genitoriale nella finzione, facendosi carico delle tribolazioni e problemi dei loro figli, che perdono spesso la retta via.

Baby

Come non menzionare, inoltre, l’atmosfera e le tematiche della realizzazione che si fanno carico di messaggi e contenuti mai così adulti e intensi: la regia si fa più serrata e asfissiante, la fotografia scivola su gradazioni scure, con pochi angoli di luce (al contrario delle prime due stagioni, che avevano immagini nitide e brillanti), mentre le musiche rimangono bene o male sugli stessi standard qualitativi degli altri anni, con una colonna sonora di refniana memoria  (qualcuno ha detto Drive?) per i brani strumentali di livello sufficiente e che invece per i pezzi cantati prende a piene mani dalla musica italiana, risultando particolarmente ispirata (nota di merito in particolare per la canzone degli Afterhours e per l’inedito brano di Achille Lauro).

Sicuramente dei passi in avanti sono stati fatti ed è opportuno sottolinearlo, ma alcuni problemi di fondo di Baby (già presenti nelle stagioni precedenti) si presentano nuovamente, a macchiare una serie che comunque si chiude in maniera dignitosa. I dialoghi continuano ad essere forzati, irreali, nonostante ci sia la volontà di riprodurre il mondo giovanile nel miglior modo possibile: quello che manca è una naturalezza che purtroppo non riesce a prendere piede tra discorsi troppo pomposi e retorici e scambi fin troppo fiacchi, che cercano di imitare il gergo “teen”.

Inoltre, anche se ci sono delle migliorie sul fronte dei contenuti, ancora si avverte qualche banalità di troppo (specialmente nei passaggi narrativi), che poteva essere smussata con più attenzione, ricercando una fluidità maggiore nella sceneggiatura. Infine, per quanto le new entries Aurora (Anna Lou Castoldi), Pietro (Antonio Orlando) e Alessandro (Ludovico Succio) donano maggiore varietà alla storia, non risultano mai indispensabili, rimanendo poco incisivi all’interno degli eventi principali della trama.

La prima cosa che si nota, fin dalle prime battute delle nuove puntate, è un cambio di rotta evidente.

 

Baby, con la sua terza stagione, chiude un ciclo che, tra alti e bassi, ha rappresentato l’Italia nel vasto parco titoli di Netflix. La prima cosa che si nota, fin dalle prime battute delle nuove puntate, è un cambio di rotta evidente, che, se da un lato propone tematiche adulte e maggiormente mature rispetto al passato, dall’altro ricade in alcuni problemi che avevano già toccato la creazione del collettivo Grams. Cosa rimane quindi dell’opera, ora che siamo giunti alle battute conclusive? Sicuramente un’evoluzione ottima dei personaggi che in questi anni abbiamo imparato ad amare (e ad odiare) che sono protagonisti di dinamiche narrative tutt’altro che banali. Scordate quindi il moralismo e la superficialità, visto che alcuni ragionamenti e riflessioni sono tutt’altro che scontati. Non sarà facile rintracciare un colpevole di questa storia e nemmeno le vittime: le sfumature sono talmente tante che non è facile puntare il dito e accusare qualcuno. Piuttosto, la scelta migliore è riflettere su quanto è stato fatto fino ad ora, pensare al presente e a migliorare il futuro, andando a colmare quel vuoto generazionale e quella apatia, che tristemente infesta i nostri giovani, eternamente insoddisfatti, ma sempre pronti a reinventarsi a tutti i costi.

Baby terza stagione Recensione
6.7 / 10 VOTO
{{ reviewsOverall }} / 10 (0 Voti) VOTO VOSTRO
PRO
    - Tematiche più adulte e mature
    - I personaggi hanno subito un'importante crescita
    - Una chiusura intensa della storia
CONTRO
    - I dialoghi risultano irreali e troppo forzati
    - Le new entries mancano di incisività
    - Alcuni passaggi narrativi sono troppo raffazzonati
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