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Antebellum

Antebellum Recensione: il nuovo film a cavallo dei generi

Disponibile su Amazon Prime a partire da oggi, 14 dicembre 2020, è il nuovo film Antebellum di Gerard Bush e Christopher Renz, che firmano sceneggiatura e regia. Inizialmente l’uscita prevista nelle sale cinematografiche era datata 21 agosto, ma dei successivi rimandi a causa della pandemia Covid-19 ha fatto si che il lungometraggio venisse rilasciato direttamente sul device streaming dell’azienda di commercio più importante degli ultimi anni.

Il cast di attori presenti è molto è variegato e comprende nomi come Janelle Monáe, nota cantante e discografica statunitense, ma anche Eric Lange, Jena Malone, Kiersey Clemons ed il noto Jack Huston (The Irishman). Il film si muove sulla scia di un mix di generi che hanno delle sfumature in comune, si potrebbe considerare un horror per certi versi, ma è impossibile non coglierne anche la natura di un rape and revenge.

 

La supremazia bianca

Antebellum è un film che denuncia e mette sullo schermo uno dei problemi che maggiormente ancora affliggono il nostro mondo, ossia il razzismo. Impossibile non citare infatti Spike Lee, in questo senso uno dei più grandi autori che sin dai suoi esordi è riuscito a dipingere in maniera eccelsa il problema delle discriminazioni in tutte le sue sfumature. Il padrino del cinema è senza dubbio lui, ormai è diventato un grande punto di riferimento per tutti i filmmaker che vogliono rappresentare la suddetta tematica, sempre sfortunatamente attuale. Gerard Bush e Christopher Renz muovono le file del loro lungometraggio sulla strada della giustizia, con una prima inquadratura che in un lungo piano sequenza mette subito in chiaro di cosa si sta parlando, una tenuta in mezzo al parco dove padroni schiavizzano gente di colore per i loro unici interessi.

Sembra di essere proprio nel 1800, dove il potere bianco è l’unica legge che governa le scelte dei padroni. Tra schiavizzazione, urla di sofferenza, lacrime di disperazione, lavori forzati e dolorose frustate. Ma qui in Antebellum si nota subito che qualcosa non quadra, il cotone delle piantagioni viene bruciato una volta che i nostri protagonisti tra amore e angoscia adempiono al loro compito, perché?

Una soluzione a questo dilemma non ci viene fornita, lasciandoci con una domanda che in una prima fase non riceverà una risposta. I dubbi dello spettatore vengono ancor più messi in discussione quando improvvisamente ci ritroviamo, attraverso un salto temporale, ai giorni nostri. Stessi attori, identica protagonista che stavolta non è più una schiava di nome Eden, bensì Veronica una affermata scrittrice attivista per i diritti delle donne, bianche o di colore, marito affettuoso e casa di lusso. Una donna nel pieno del suo successo, che sembra quasi la reincarnazione o una parente lontana generazioni dalla precedente.

Il motivo c’è e i due registi decidono di svelarlo con il passare dei minuti, nel terzo atto che assume i tratti di una vendetta atroce e premeditata nel cuore. I bianchi nel della linea temporale del “passato” vengono dipinti in tutta la loro brutalità, sono degli autentici padroni razzisti, che usano le persone di colore come fossero animali. Nel pieno di una tematica tanto raccontata nel cinema, quanto nella letteratura ed in tutte le altre discipline artistiche. Il potere bianco è forte ed il film gli da una voce, un volto, quello della supremazia degli uomini ariani. Nel presente le cose sembrano rimanere tali, non c’è più uno spudorato schieramento, ma i dipendenti di ufficio e tutti gli altri sono avversi. Si nota dagli sguardi e dai toni con cui l’uomo bianco socializza.

Antebellum

 

Un salto tra i generi di Antebellum

Quando parliamo di genere, ci vengono in mente i più disparati ai quali una pellicola può attingere per raccontare la sua storia mediante la narrazione. Esiste la possibilità di entrare in contatto di più generi mescolati tra di loro, ed effettivamente questo è proprio il caso esemplare. Inquadratura dopo Inquadratura si realizza come ogni singola scena assuma i connotati di un lungometraggio dalle sembianze horror, per poi avvicinarsi lentamente ad un revenge movie appartenente al filone dei film d’exploitation tipico di un cinema anni Settanta.

Se questo potrebbe essere un punto di vantaggio, in Antebellum si ha la sensazione che l’anima del film non venga mai dichiarata apertamente. Siamo nel mezzo, al centro di qualsiasi strada effettiva che si può prendere. Le penne dietro la storia non sono riuscite a donargli una identità solida, che permettesse di poter riconoscere il mondo di riferimento. Notevole è il plot twist verso il finale, ma in apparenza si ha la percezione che tutto ruoti attorno ad esso. Aspettare il colpo di scena per far spiccare il livello del titolo sopra ogni orbita, cosa che purtroppo nonostante la bella trovata non si riesce a fare.

Da Un grappolo di sole del 1962, scelto per essere conservato nel National Film Registry, per passare tra Fa la cosa giusta (Spike Lee) fino a 12 anni schiavi di Steve McQueen, questi sono tutte storie raccontate da grandi autori che sono riusciti a trovare una forma intelligente di raccontare una delle pagine ancora attuali più oscure dell’umanità. Antebellum si schiera dalla parte dei neri per denunciare i bianchi, in un vortice che però riporta razzismo al contrario. Questo è il problema più grosso se si vuole avere un certo equilibrio.

Antebellum

Antebellum è un film che si aggiunge alla lunga schiera di titoli che denunciano la tematica razzista, non riuscendo però ad aggiungere niente di nuovo. La storia ha il sapore di un qualcosa di ormai già visto e assaporato da troppo. Nonostante le grandi interpretazioni dei suoi protagonisti, la scrittura rimane nel centro di un crocevia, senza prendere una strada precisa. Un lungometraggio che si elargisce ad horror, ma che di elementi orrorifici non ne ha l’ombra ed un rape e revenge che si vive solo a distanza di chilometri, rimanendo offuscato e mai così chiaro.

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Antebellum Recensione
6.0 / 10 VOTO
PRO
    - Film che mostra a pieno la violenza nei confronti delle minoranze
    - Interpretazioni ottime calate nella più intima sofferenza
CONTRO
    - Film che non ha una identità precisa
    - Non riesce a lanciare una critica equilibrata
VOTO
El Camino

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