MonkeyBit

American Gods

American Gods Anteprima dei primi 4 episodi della terza stagione

American Gods oramai è un appuntamento fisso per tutti gli amanti dell’urban fantasy, della mitologia e di Neil Gaiman, noto scrittore, sceneggiatore e fumettista britannico. Quest’ultimo, che ha dato alla luce nel 2001 il romanzo omonimo, ha fornito lo spunto principale per la creazione di tale travagliata e difficoltosa serie televisiva. Le ultime due stagioni (compreso questa), infatti, hanno riscontrato diversi problemi sul piano produttivo tra showrunner che si sono alternati, licenziamento di attori e molto altro ancora. Inoltre, con la seconda iterazione dello show, sono subentrati anche degli ostacoli più legati strettamente all’ambito contenutistico, con troppe digressioni, giri di parole e poca sostanza concreta. La guerra tra vecchi e nuovi Dei, anche considerando gli ultimi sviluppi, si è fatta accesa. Forse riusciremo finalmente a vedere maggiore respiro narrativo e, soprattutto, un’evoluzione superiore sia dei protagonisti che delle vicende? Grazie ad Amazon Prime Video abbiamo visto i primi 4 episodi della terza stagione, che debutterà con un episodio a settimana a partire dal 11 gennaio sulla piattaforma streaming sopracitata. Ecco le nostre impressioni in merito.

Shadowmoon (Ricky Whittle), Mr. Wednesday a.k.a. Odino (Ian McShane) e tutti gli altri loro alleati sono ai ferri corti in quanto le divinità nuove gli hanno sguinzagliato addosso tutta l’opinione pubblica. Come se non bastasse, Laura (Emily Browning), dopo aver saputo della morte di Mad Sweeney (Pablo Schreiber) perpetrata dal suo ex-marito con la lancia magica Gungnir, cova vendetta nei confronti di Odino ma è decisa per prima cosa a resuscitare il leprecauno. Shadowmoon, nel bel mezzo di una visione, scopre di essere figlio di Mr. Wednesday e di essere quindi un semidio. Ciononostante è costretto a scappare da Mr. World (Crispin Glover) e soci, camuffandosi con la nuova identità di Mike Ansel. Siamo arrivati, quindi, ad una terza stagione che affronterà una parte ben precisa del romanzo di Gaiman ovvero la sezione in cui il protagonista si reca nella cittadina di Lakeside per sfuggire temporaneamente agli attacchi dei nemici. Avendo letto il libro, sono ben conscio che la linea narrativa in questione è piuttosto debole rispetto al resto (di per sé è riempitiva e anche piuttosto lenta, a dire il vero) e per tale motivo ero molto curioso di sapere come poi avrebbero sviluppato le cose.

“All’orizzonte ci sono dei nuovi ostacoli per i protagonisti, un cameo d’eccellenza e altri dettagli molto curiosi e sfiziosi.”

Tradizione e qualche piccola sorpresa

Chi ha letto l’opera di Gaiman sa bene che American Gods, tra le varie pagine, trova spazio per differenti digressioni, opportunamente segnalate, che raccontano degli episodi legati al mondo mitologico, nello specifico descrivendo il rapporto tra gli Dei e gli adepti. Tali storie nella seconda stagione hanno un peso molto marcato anche perché ne sono presenti alcune di fattura completamente originale, appositamente ideate per lo show televisivo. E per quanto le deviazioni sono davvero molto interessanti per costruire un background efficace ai sensi della trama, alcune di queste in passato hanno peccato di essere troppo fini a sé stesse. Già dall’inizio della terza stagione è evidente l’intenzione degli autori di perseguire nel raccontare queste divagazioni, ma è interessante notare che l’approccio usato ha una chiave di maggiore ridimensionamento. In sintesi, per ora, solo qualche minuto è dedicato alle digressioni, mentre il tempo restante è indirizzato verso la storia vera e propria. E questo è decisamente un passo avanti da non sottovalutare.

American Gods

Di contro, però, vedendo le prime puntate, si avverte ancora un potenziale inespresso, come se ci sia dell’obbligatorietà nel rallentare volutamente le situazioni e i fatti della trama. Certo, come anticipavo poc’anzi, la sezione corrispondente nel libro è piuttosto verbosa e poco efficace, ma proprio perché ci troviamo di fronte ad un adattamento sul piccolo schermo, la speranza risiede nel trovare qualcosa in più da proporre al pubblico. D’altro canto, delle piccole novità ci sono e si traducono non solo in gradite aggiunte nel cast ma anche in qualche spunto narrativo interessante che ci auguriamo venga perseguito anche nei restanti 6 episodi. All’orizzonte ci sono dei nuovi ostacoli per i protagonisti, un cameo d’eccellenza (se seguite le news in merito alla serie, potreste aver capito) e altri dettagli molto curiosi e sfiziosi. Speriamo che il tutto non venga gettato alle ortiche.

“È presto per dirlo, ma la terza stagione, se da un lato sembra aver capito dove andare a limare e correggere, dall’altra incappa, apparentemente, negli stessi problemi che avevano piegato la seconda.”

La forma prima della sostanza

Una delle cifre stilistiche che hanno reso lo show di buona fattura è senza ombra di dubbio l’estetica generale, dalla fotografia alla regia. E anche questa terza stagione eccelle nel look, nelle scenografie e nei guizzi della cinepresa. Ciò però non deve essere una scusa o, al contrario, un disturbatore che devi l’attenzione sulle problematiche effettive della stagione precedente. Al di là dei rallentamenti che sono all’ordine del giorno nelle produzioni ad alto budget, American Gods, con gli episodi usciti nel 2019, aveva deluso il pubblico e non poco. Dopo l’esordio del 2017 che non fatichiamo a definire scoppiettante, con una sapiente dose di innovazione e uno spirito cartaceo rimasto intatto, gli appassionati avevano notato che qualcosa non andava decisamente per il verso giusto. Mancava una direzione, un obiettivo e il tutto sembrava molto caotico e confusionario.

American Gods

È presto per dirlo, ma la terza stagione, se da un lato sembra aver capito dove andare a limare e correggere, dall’altra incappa, apparentemente, negli stessi problemi che avevano piegato la seconda. Essendo un anteprima, il giudizio è sospeso in attesa di una valutazione complessiva più adeguata e corretta nei confronti di un’opera che ha davvero tanto da dire. Una sostanza tematica e contenutistica che speriamo prenda vita e che non sia soffocata da inutili e tediosi giri all’infinito e da una narrazione, seppur introspettiva, critica e brillante, ma eccessivamente altisonante e senza un reale punto di arrivo. I presupposti e i margini di miglioramento ci sono tutti quindi non ci resta solo che aspettare il resto di American Gods. Che Mr. Wedsneday ce la mandi buona (e considerando il periodo, qualche altro aiutino sarebbe d’obbligo).

El Camino

What's your reaction?

Post a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Developed by SpawnLab