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Akira Toriyama

Akira Toriyama: il mangaka che cavalca la spensieratezza

Con l’avvento dei 35 anni di Dragon Quest e l’annuncio di tre nuovi capitoli della serie, è necessario andare a vedere chi si “nasconde” nello stile grafico che ha da sempre caratterizzato una delle saghe videoludiche più famose della storia. Nascondere, in realtà, è un parolone, considerando che stiamo parlando di uno degli autori giapponesi più celebri e apprezzati di sempre. Il protagonista della nostra rubrica di oggi è Akira Toriyama un autore che, in un modo o nell’altro, ha accompagnato l’infanzia di intere generazioni.

Dopo Naoki Urasawa, Junji Ito e Hirohiko Araki è giunto il momento di analizzare una delle figure di emblematiche e riconoscibili del vasto panorama dei manga giapponesi. Akira Toriyama, infatti, è conosciuto in tutto il mondo per aver cambiato radicalmente la storia del fumetto, influenzando notevolmente le successive generazioni di mangaka. Da Eiichirō Oda (One Piece), Masashi Kishimoto (Naruto), Hiro Mashima (Fairy Tail) a Tite Kubo (Bleach), nessuno è riuscito a resistere al fascino di Dragon Ball, una vera e propria fonte di ispirazione per i loro lavori futuri. Ma andiamo a vedere nel dettaglio ciò che caratterizza la carriera di questo straordinario autore, oltre a parlarvi delle sue opere più celebri.

Akira Toriyama

Akira Toriyama: gli inizi e la sua carriera

Akira Toriyama nasce a Nagoya, nella prefettura di Aichi, il 5 aprile del 1955. Fin dalla più tenera età dimostra un profondo amore per l’arte, nato dopo la visione di La carica dei 101. Il classico Disney, infatti, insieme alle opere di Osamu Tezuka, gli ha permesso di avvicinarsi al mondo dell’illustrazione e di vincere il suo primo premio in una competizione artistica locale.

Proprio a causa della sua passione, l’autore decide di iscriversi ad una delle scuole più prestigiose di disegno industriale di Tokyo, la Prefectural Industrial High School. Una volta diplomato lavora per circa due anni come progettista di poster, ma il suo estro creativo viene spesso limitato dalle regole imposte dal settore.

Per questo motivo, infatti, decide di licenziarsi e di dedicarsi completamente alla sua vera passione: i manga. Si approccia al settore proponendo uno dei suoi lavori ad un concorso per dilettanti. Questo, tuttavia, non conquista il pubblico, ma gli permette comunque di conoscere Kazuhiko Torishima, colui che più avanti diventerà il suo editore. Più avanti, nel 1978, partecipa alla stessa competizione presentando la sua storia Wonder Island, con il quale riesce ad aggiudicarsi il primo premio e comincia a lavorare con Shonen Jump.

“Il metodo di produzione dei fumetti in Giappone è molto frenetico, ma è anche gratificante perché è possibile occuparsi sia della storia che dell’aspetto artistico da soli. In questo modo, è sempre possibile far emergere la propria individualità”

Questo gli permette di siglare un contratto decennale con Shūeisha. Nel corso dei due anni successivi, Akira Toriyama realizza quattro fumetti. Il primo di questi è il già citato Wonder Island, un manga che racconta del sergente maggiore Furusu, dell’aviazione imperiale giapponese. A questo si aggiungono il suo seguito, Wonder Island II, Una giornata sull’isola Highlight e Tomato Police Woman.

Ma il successo internazionale arriva più avanti, con la serializzazione dal 1980 al 1984 della celebre storia comica Dr. Slump, conosciuto anche come Dottor Slump & Arale, da cui sono tratte anche due differenti trasposizioni animate.

Questa divenne rapidamente una delle colonne portanti di Shonen Jump, permettendo a Toriyama di raggiungere un pubblico sempre maggiore. La storia del folle inventore Senbee Norimaki (anche noto come Dr. Slump) e della piccola Arale sono stati in grado di conquistare tutti. Il successo del fumetto è dovuto anche dalla bizzarra ambientazione del Villaggio Pinguino, un luogo dove gli esseri umani convivono quotidianamente con animali e oggetti antropomorfi.

Dopo aver concluso la serie, Toriyama torna a lavorare alle opere autoconclusive. Due tra tutte, ossia Dragon Boy e The Adventure of Tongpoo, saranno il punto di inizio per il suo manga successivo, il leggendario Dragon Ball.

Dr Slump

Akira Toriyama e i videogiochi: Dragon Quest e Chrono Trigger

Oltre alla sua incredibile carriera come mangaka, Toriyama è riuscito a distinguersi anche nel settore dei videogiochi. Il suo stile personale, caratterizzato da linee curve e morbide, ha saputo dare ulteriore carattere ad una delle saghe JRPG più celebri di sempre: Dragon Quest.

Il creatore della serie, Yuji Horii, aveva intenzione di realizzare qualcosa di diverso, facilmente distinguibile da tutto ciò che era venuto prima. L’idea fu proprio quella di rivolgersi all’autore, all’epoca già conosciuto per Dr. Slump e al lavoro sul leggendario Dragon Ball. Questa collaborazione si rivelò un vero e proprio successo, e possiamo considerarlo come uno degli elementi che ha contribuito alla fama di Dragon Quest.

Questa, infatti, è ricordata come una delle collaborazioni più continuative ed importanti dell’autore. I lavori in campo videoludico di Toriyama occupano una buona parte della sua carriera lavorativa. Oltre a Dragon Quest, che si è rivelato comunque essere il successo più celebre e duraturo, Toriyama ha plasmato lo stile artistico di altri leggendari JRPG, tra cui possiamo trovare anche Chrono Trigger.

Basta dare un rapido sguardo all’arte e al design dei personaggi per rendersi conto che questi sono stati pesantemente influenzati dallo stile del mangaka, che si è fatto strada in ogni angolo dei celebri titoli.

È stato molto facile convincermi ad accettare il lavoro di character designer per Dragon Quest. Tuttavia, a quei tempi non sapevo neanche cosa fosse un gioco di ruolo. Se avessi saputo che la serie sarebbe andata avanti per oltre 30 anni, probabilmente non avrei accettato questo lavoro. Avere così tante impostazioni per il design, in qualche modo, limita la tua vena artistica. Dal momento che mi piace creare personaggi alquanto fantasiosi è capitato che tonnellate di mie creazioni venissero scartate.
Però ho anche il compito di creare il design di svariati mostri comuni. E questo è quello che veramente mi piace fare. A volte, questa cosa mi mette tanta nostalgia.”

Sebbene Enix lo abbia scelto come character designer in modo che il titolo potesse attirare un pubblico più vasto, Enix America sentiva che la localizzazione nordamericana necessitava di un tono più serio, cupo e medievale. Tutto questo era ben lontano, quindi, dalle caratteristiche dell’autore. Rilasciato nel 1989 in America come Dragon Warrior, il gioco arrivò completamente spogliato di tutta l’arte di Toriyama, a favore di un aspetto molto più classico, che richiamava lo stile di Dungeons & Dragons.

Ma, nascosto dietro al “medievale” Dragon Warrior, c’era un gioco pieno di fantasia, creatività ed umorismo. Data la tiepida risposta del pubblico americano e l’arrivo di Final Fantasy, il franchise tornò sulla sua strada originaria, rivendicando il nome di Dragon Quest e arricchendo nuovamente il titolo di tutte le meravigliose opere di Toriyama nel 2002.

La caratteristica estetica dell’autore, nata dalle pagine dei manga e filtrata in uno dei giochi di ruolo più popolari al mondo, ha quindi sicuramente contruibuito al leggendario successo della saga.

Dragon Quest

E voi avete già letto, visto o giocato uno dei lavori di Akira Toriyama? Come già scritto in precedenza, vi consigliamo di leggere gli editoriali che abbiamo dedicato ad altri celebri autori. Sul sito, ad esempio, potete trovare quelli su Junji Ito, Naoki Urasawa, Hirohiko Araki e Leo Ortolani. Continuate a seguirci su MonkeyBit per rimanere aggiornati sulle novità e per scoprire altre interessanti informazioni e approfondimenti per quanto riguarda videogiochi, film, serie televisive e fumetti!
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