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A Christmas Carol 1

A Christmas Carol: un viaggio natalizio tra cinema e romanzo

A Christmas Carol, noto anche come Canto di Natale, Ballata di Natale o Racconto di Natale, è un romanzo breve scritto da Charles Dickens nel 1843. L’opera del celebre autore britannico è considerata come una delle più popolari del suo tempo, diventando con il passare degli anni un vero e proprio punto di riferimento per tutti gli scrittori che ambivano a raggiungere un certo talento letterario. Era dunque inevitabile che il libro non entrasse lentamente nelle attenzioni dei cineasti, desiderosi di costruire la propria trasposizione cinematografica sul grande schermo.

In questo senso il 1901 è un anno molto importante, non solo perché rappresenta in pieno il periodo del cinema delle origini, ma anche perché nacque Scrooge, or Marley’s Ghost. Questo cortometraggio britannico muto, più che seguire fedelmente le pagine di Dickens, si ispira principalmente il lavoro teatrale di J.C. Buckstone, Scrooge, spettacolo che esordì a Londra con grande successo. Il corto è costruito in 6 minuti e 20 di durata ed è molto curioso come il regista decise di eliminare completamente il quinto atto dell’opera originale, facendola terminare con il protagonista che giura in ginocchio al fantasma la sua voglia di cambiamento.

Da quel momento in poi c’è stato un susseguirsi di trasposizioni cinematografiche, alcune di queste prendevano l’anima di A Christmas Carol per farne un lungometraggio dalla storia diversa, che però mantenesse i suoi elementi più riconoscibili. L’esempio più caratteristico è proprio S.O.S. Fantasmi, un lungometraggio con protagonista Bill Murray che interpreta un cinico direttore di un network televisivo americano, che racchiude tutte le delineature di Ebenezer Scrooge. Nonostante ad oggi si contino più di 50 adattamenti, tra cinema e film per la televisione, ce ne sono due in particolare che rimangono maggiormente alla memoria: Canto di Natale di Topolino e A Christmas Carol di Robert Zemeckis.

 

Charles Dickens

Charles Dickens ed il suo A Christmas Carol

Canto di Natale (titolo nella sua versione italiana) è sicuramente una tra le opere più importanti nel mondo della letteratura inglese e non solo. Charles Dickens, nella sua prolifica professione di scrittore, è sempre stato un autore che considerava l’aspetto sociale come il maggior punto di riferimento per costruire storie. Impossibile infatti non citare alcune tra i suoi lavori più famosi come Oliver Twist, David Copperfield, Tempi difficili e lo stesso A Christmas Carol. In tutti questi titoli sono presenti in modo molto sfumato tutti i principali temi ricorrenti che egli era solito ad inserire sotto le righe della narrazione, denunciando in maniera molto critica argomenti come la prostituzione, il sistema legale inglese, la miseria, il crimine e tanti altri difetti della società vittoriana del suo tempo. Nel suo A Christmas Carol riesce abilmente a illustrare ulteriori problemi attraverso la figura di Ebenezer Scrooge.

La storia del libro racconta di questo anziano banchiere, avaro e perfido, tanto da disgustare il periodo del Natale come una mera perdita di tempo, un giorno che ha l’unica funzione di intralciare il commercio ed il suo guadagno. Proprio per questo Scrooge (cognome che tradotto significa Tirchio) costringe il suo umile impiegato Bob Cratchit a fare altrettanto, obbligandolo quindi a presentarsi al lavoro rimanendo in ufficio fino a tardi anche il giorno della Vigilia di Natale e facendolo lavorare anche il 25 Dicembre. La sera della Vigilia riceverà la visita di tre fantasmi che lo porteranno a cambiare una volta per tutte facendogli vivere il Natale del passato, presente e futuro.

Questo bambino è l’Ignoranza. Questa bambina è la Miseria. Guardati da tutti e due, da tutta la loro discendenza, ma soprattutto guardati da questo bambino, perché sulla sua fronte io vedo scritto: Dannazione.

Se questa è l’effettiva vicenda che si nota ad un primo impatto, impossibile non evidenziare anche la forte critica che Dickens urla in tono pacato verso la società vittoriana. Leggendo l’opera ci si rende conto come lo sfruttamento minorile, la povertà, l’atteggiamento della borghesia nei confronti dei diversi strati sociali siano viste di cattivo occhio dallo scrittore. Egli però amava il suo mondo, lo considerava come il migliore possibile, ed è per questo che non usava toni rivoluzionari. Questi sono i temi che hanno portato A Christmas Carol ad essere una grande opportunità da poter gustare anche sotto forma cinematografica, soprattutto per film e serie tv che sapessero ritrarre nel modo migliore tutti gli elementi che hanno fatto il successo del romanzo. Una storia che sfrutta il fiabesco per dipingere personaggi a tutti gli effetti reali, delle vere e proprie maschere satiriche.

A Christmas Carol

Canto di Natale di Topolino

Nel 1983 la The Walt Disney Company fa uscire Canto di Natale di Topolino, un cortometraggio di circa 26 minuti, che ricalca ottimamente l’anima racchiusa in A Christmas Carol. Scrooge in questo caso è Paperon de’ Paperoni e non è una coincidenza che il nome originale del personaggio appartenente al mondo di Mickey Mouse è proprio Scrooge McDuck. Sin dalla sua uscita il prodotto marchiato Disney divenne un successo senza precedenti, ricevendo addirittura la candidatura agli Oscar come miglior cortometraggio d’animazione, anche se alla fine non vinse.

Quello che salta immediatamente all’occhio dello spettatore è che il film si discosta dai canoni classici a cui Walt Disney aveva sempre abituato. Ciò che emerge è una vena più dark, inusuale per la realtà tipica di Topolino, eppure molto funzionale e ben costruita. L’atmosfera cupa è subito delineata dai titoli di testa, accompagnati da un coro che canta una canzone in maniera triste e speranzosa allo stesso tempo.

Il bello di questa magnifica versione, che si può considerare come un vero e proprio gioiello, è che man mano che scorrono le scene si notano diversi camei dei personaggi Disney più disparati. Si intravedono infatti, proprio all’inizio, alcuni mendicanti poveri che chiedono la carità, ovviamente rifiutata dal malefico Scrooge, che arrivano direttamente dal mondo del classico Robin Hood. Scena dopo scena fanno la loro apparizione Ezechiele Il Lupo, i tre porcellini, Zio Reginaldo degli Aristogatti, Nonna papera, Cip e Ciop, Lady Cocca e tanti altri volti riconoscibili dagli amanti dell’animazione Disney. In questo corto sono toccate tutte le principali tematiche presenti nell’opera letteraria, non tutte, ma sicuramente la maggior parte fanno capolino.

A Christmas Carol

A Christmas Carol di Robert Zemeckis

La seconda trasposizione al cinema più famosa o almeno quella che rimane più alla memoria collettiva è A Christmas Carol del 2009. Anche in questo caso si tratta di un film d’animazione e non di un live action, diretto dal grandissimo regista Robert Zemeckis. Prodotto dalla ImageMovers Digital e dalla Walt Disney Pictures, il lungometraggio è ad oggi la versione più fedele per storia e tematiche raccontate da Charles Dickens.

La cura dei dettagli è il suo punto di forza, in particolare si può riscontrare la grandissima somiglianza che alcune sequenze hanno con le illustrazioni ufficiali di John Leech nel libro originale. Zemeckis per questa pellicola utilizza il motion capture, una tecnica usata anche in altri suoi film come Polar Express e La leggenda di Beowulf, esplosa all’attenzione dei film-maker dopo esser stata utilizzata da Peter Jackson per il Gollum interpretato da Andy Serkis. Nel cast compaiono grandissimi nomi come Jim Carrey, Gary Oldman, Colin Firth e Bob Hoskins che prestano i movimenti per i loro rispettivi ruoli.

Godetevi la vita gente, perché sarete morti per un bel pezzo!

Ad interpretare Ebenezer Scrooge è proprio il camaleontico Carrey che regala senza ombra di dubbio una delle sue migliori interpretazioni, diventata immediatamente iconica nella sua carriera. La mimica facciale dell’attore statunitense riesce a donare all’avaro protagonista un’anima perfettamente in linea con la natura del personaggio. La sua prova attoriale risulta ancora più magnifica se si pensa che è proprio lui a prestare corpo e volto anche ai tre fantasmi che andranno a fargli visita, tutti ben delineati e con una propria personalità. Come anche in Canto di Natale di Topolino, nel film del 2009 il protagonista è l’emblema dell’egoismo e dello sfruttamento nei confronti dei più poveri, una delle tante denunce che tanto è stata cara nella letteratura di Dickens. Il banchiere compie un viaggio, un percorso che cambierà la sua indole da antieroe a vero e proprio eroe premuroso verso gli altri.

Ecco che allora Zemeckis, da grande amante di Canto di Natale, rimane attento a quello che è il vero spirito dell’opera, una voce fuori dal coro che parla di tutto ciò che c’è di più sbagliato nella società britannica vittoriana iniziata nel 1837. Un film incredibilmente meraviglioso che tutti gli amanti del cinema d’animazione dovrebbero guardare almeno una volta.

A Christmas Carol

 

Il vero simbolo dietro il Natale

In questo viaggio tra cinema e letteratura, però, come si può non parlare della funzione che ha il Natale in questa storia? Perché oltre quello che si è precedentemente detto, prima di tutto A Christmas Carol è un racconto di Natale entrata a far parte della tradizione a tutti gli effetti. Il periodo natalizio qui ha una funzione specifica, ossia quella di cambiamento. Per l’autore tale festività è un’occasione per guardarci allo specchio, tirare un attimo le somme e decidere se iniziare a modificare il proprio io oppure no. Il destino è nelle mani di ognuno di noi, non ne esiste uno che non si possa cambiare se si vuole. Scrooge diventa un uomo buono, capisce i suoi errori e inizia ad essere generoso verso gli altri.

Il Canto di Natale è una delle più belle storie mai raccontate, la presa di coscienza di un uomo a cui viene data l’opportunità di trasformarsi. Nel cinema come nella letteratura riesce a far sognare ad occhi aperti ed è per questo che, per chi ancora non la conoscesse o anche per coloro che già la conoscono, recuperarla è il miglior modo per passare le feste!

 

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