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50m2

50m2 Recensione: un cerchio quasi perfetto

Negli ultimi anni Netflix ha cominciato a puntare, sempre più spesso, su piccoli prodotti esteri, con l’intento di farli diventare internazionali, se non mondiali. Basti pensare a La Casa de Papel, il primo ad essere diventato un vero marchio riconosciuto ovunque, dato il successo mondiale. Eppure era nata da una piccola produzione spagnola, con un budget ridotto allo stremo e alcuni attori “di esperienza” presi direttamente dalle fiction spagnole tanto amate dalle casalinghe italiane. Che Netflix riesca a fare dei piccoli miracoli è indiscusso, ma ci riuscirà anche con 50m2?

Quella di cui vi parliamo oggi è una serie di origine turca, diretta dal noto regista Selcuk Aydemir e prodotta da BKM, leader dell’industria cinematografica del luogo, che negli ultimi anni si è resa protagonista del grande sviluppo dell’orizzonte d’intrattenimento in Turchia. Netflix ha già puntato in passato su serie tv turche – il catalogo a riguardo è piuttosto vasto – ma 50m2 era molto attesa, e discussa, perché si tratta di un thriller dark comedy.

50m2 è disponibile da oggi su Netflix, con otto episodi. Noi abbiamo avuto modo di vederla in anteprima e, come sempre, ve ne parleremo senza spoiler.

50m2 – la trama

Intanto, è bene specificare il motivo di questo titolo, di facile intuizione nel corso delle puntante. 50m2 sta per 50 metri quadrati, esattamente la metratura del piccolo negozio di sartoria nel quale Golge, il protagonista, si rifugia. L’uomo è infatti un criminale, una sorta di mercenario, improvvisamente tradito dall’uomo per cui lavorava e che lo trattava come un figlio, Servet. La fuga per salvarsi è un’occasione per indagare sul suo passato oscuro e per provare, letteralmente, un altro tipo di vita, più onesta e tranquilla, perché Golge verrà scambiato per il figlio perduto del sarto, da poco deceduto.

50m2

La trama è accattivante al punto giusto: lo svolgersi degli eventi porta ad una continua evoluzione. Incuriosisce lo spettatore su diversi aspetti: innanzitutto il passato di Golge e il motivo per cui è legato a Servet, ma anche la trama che coinvolge tutti i personaggi secondari, ovvero il tentativo di spietata urbanificazione di un semplice quartiere turco. Nel classico vicinato si conoscono tutti e Golge è l’elemento nuovo, che porta i cittadini a trovare una nuova forza per contrastare l’industrializzazione di Servet. La serie si rende interessante anche per scoprire in piccola parte la cultura turca, la quale appare nelle piccole cose e nelle storie dei singoli personaggi.

 

“Il problema, infatti, è che la parte dark comedy non arriva mai”

 

La regia si muove in modo un po’ ambiguo, purtroppo. 50m2 è su un filo della narrazione molto sottile, non riuscendo mai a contraddistinguersi. Il problema, infatti, è che la parte dark comedy non arriva mai, o quanto meno non come dovrebbe. La serie tenta più volte di inserire delle battute, ma la parte ironica non arriva mai. Forse questo è dovuto alla differenza culturale che ci slega dai turchi, una comicità che raramente abbiamo visto e vissuto e a cui è difficile approcciarsi. Il tutto ci risulta troppo forzato e per nulla immediato. Allo stesso tempo, la parte thriller a cui la serie appartiene viene continuamente smorzata da quest’ironia non del tutto riuscita e dai continui rallentamenti del corso degli eventi che affievoliscono l’adrenalina tipica del discorso thriller. Le scelte registiche, in questi due specifici casi, sono state troppo confusionarie per approcciarsi con decisione ad un genere identitario, una grossa mancanza in una serie di origine turca che ha largamente bisogno di rendersi il più originale ed identificabile possibile. Il prodotto a questo punto non riesce, purtroppo, a essere quello che vorrebbe.

I personaggi di 50m2 sono abbastanza attraenti?

Questo è un punto su cui vogliamo soffermarci particolarmente. Ovviamente per attraente non intendiamo il lato estetico, quanto piuttosto il legame che i personaggi riescono a creare con il pubblico. Certamente, il cast in questo caso coreutico conta davvero tanti personaggi, che ruotano attorno alla trama principale con più o meno partecipazione. Fra gli altri, sono tre i ruoli di cui vogliamo discutere di più. Primo fra tutti il protagonista: Golge è stato creato per essere l’antieroe per eccellenza. Un criminale dall’animo gentile, reso cattivo dalle vicissitudini della vita stessa e che pian piano si approccia ad un’esistenza completamente diversa dalla sua. Il suo è uno degli archi evolutivi migliori della storia, anche se non riuscito fino in fondo. Nonostante questo, la chiusura della serie crea un cerchio perfetto, per quanto lo riguarda, che si ricollega nel migliore dei modi all’inizio della sua avventura.

Inoltre abbiamo molto apprezzato il personaggio interpretato da Özgür Emre Yıldırım. Si tratta di una figura ambivalente, ma molto simile a Golge, per certi versi: una carriera in crescita interrotta bruscamente, che lo porta ad essere infine un criminale, che però cambia fazione credendo in una causa giusta, ovvero quella di aiutare i suoi concittadini. Certo, non comprende appieno tutto ciò che questo implica, ma l’intento benevolo ne fa un personaggio davvero sfaccettato, che alla fine riesce anche a redimersi dalle sue colpe. 

 

“Tutto ciò stona in una trama in cui si avverte il bisogno di un nemico forte e duraturo”

Un personaggio di cui invece non siamo molto contenti è Servet. Lui è il nemico, colui che insegue Golge e mette una taglia su di lui, eppure non è così definito come dovrebbe essere. Una semplice seduta dallo psicologo lo stravolge completamente, a tal punto da non seminar più ferocia, anzi, diventa improvvisamente meno astuto e intelligente. Tutto ciò stona in una trama in cui si avverte il bisogno di un nemico forte e duraturo, ma la sensazione che si ha è che esso scompaia quasi del tutto, lasciando un grande vuoto che, in una serie thriller, crea grossi problemi. Questo perché, senza un vero nemico, l’adrenalina scende inevitabilmente e la suspense scompare quasi totalmente. La ripresa finale, sotto questo punto di vista, appare quindi troppo forzata.

 

In conclusione

50m2 è un buon prodotto, che però rischia di non riscontrare pienamente i gusti degli europei, abituati ad altri prodotti che, anche se stranieri, non fanno mancare nulla al pubblico e si avvicinano ad esso quanto più è possibile. Se le scelte registiche e l’inquadratura di alcuni personaggi fossero state meglio attuate, avrebbero sostenuto maggiormente il peso di una serie tv che, a questo modo, rimane di difficile interpretazione.

50m2 Recensione
6.2 / 10 VOTO
PRO
    - Ottima trama
    - Alcuni personaggi sono ben fatti
CONTRO
    - Le scelte registiche sono troppo confusionarie, tanto da non definire perfettamente il genere
    - La dark comedy non emerge e rovina la parte thriller
    - Lo stesso thriller quasi scompare insieme al nemico della serie
VOTO
El Camino

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